La parola “moda” oggi comprende un’ampia serie di concetti: se da un lato, in senso generale, indica un’insieme di comportamenti collettivi (o comuni per buona parte di una determinata società) caratterizzati da canoni più o meno durevoli, dall’altro designa più specificatamente le tendenze legate al mondo dell’abbigliamento. Il termine deriva dal latino modus, che significa “maniera”, “regola”, e che veniva infatti associato agli usi e costumi di un particolare popolo.
I perfezionamenti nella lavorazione e nel commercio dei tessuti, uniti ad un progressivo miglioramento delle condizioni di vita delle classi sociali medio-basse, favorirono la diffusione di varie tipologie di abiti, confezionati da sarti sempre più esperti. Durante l’Ottocento cominciarono a distinguersi i primi stilisti, che utilizzavano nuove stoffe e nuove linee per la realizzazione dei vestiti. Fu comunque verso la metà del secolo che la moda si avvicinò alle masse, grazie soprattutto all’invenzione del telaio meccanico che consentì un notevole abbattimento dei prezzi degli abiti confezionati.
Dal Novecento in poi (soprattutto a Parigi) si è assistito ad un continuo fiorire di atelier e maison che hanno favorito l’emergere di un processo in cui la moda smette di essere solamente legata all’esigenza di vestire il corpo ma assume valenze di carattere simbolico: come l’affermazione di identità, la manifestazione di uno status sociale, la determinazione di particolari tendenze espressive. Il mondo dell’alta moda (che ha in Milano uno dei suoi centri principali) è la diretta conseguenza di tale processo, veicolato da mezzi di comunicazione di massa sempre più potenti ed efficaci e caratterizzato da un forte intreccio con il mondo dello spettacolo, della comunicazione, del marketing e di tutto quello che fa business.